Andare a bottega.
Il garzone.
Imparare il “mestiere”.

Sono tutti termini e modi di dire al giorno d’oggi poco utilizzati.
O almeno molto meno utilizzati rispetto al passato.

Io ho 38 anni (anche se ne dimostro molti meno, ma che ci vuoi fare, la mamma m’ha dato sto dono ), e ricordo che da piccolo erano termini che sentivo molto più spesso rispetto a quanto li senta adesso.

Erano tutti modi di dire che avevano più o meno lo stesso significato.

Indicavano la situazione in cui un ragazzo/a, con poca o nessuna esperienza, andava a lavorare in un posto per “imparare” con la pratica quotidiana un lavoro.

E questo lavoro lo imparava SEMPRE da un maestro (di solito il titolare dell’attività), che con tutta l’esperienza accumulata in anni e anni di lavoro, era in grado di trasmettere il suo “sapere” al giovane ragazzo volenteroso.

Si instaurava un rapporto Win – Win (come dicono quelli bravi), cioè ci guadagnavano tutti:

  • il titolare dell’attività che riusciva a demandare al “garzone” le attività più manuali ad un costo di manodopera basso,
  • il ragazzo che faceva il “garzone”, che imparava il “mestiere” da un’esperto, che gli passava tutti i “trucchi e i segreti” che al contrario, se li avesse dovuti imparare da solo, gli sarebbero costati sicuramente più tempo e sforzo.

La cosa spesso FUNZIONAVA.
E gli ingredienti della ricetta “vincente” erano 2:
1) Un garzone “volenteroso”, conscio di non sapere niente e di dover imparare tutto,
2) Un “maestro” ESPERTO, che conosceva a menadito il proprio lavoro e in base a questa
“conoscenza” riusciva ad insegnare.



Ieri sera ricevo questo messaggio su Messanger.

“Buonasera Sig. Antonante, non so se si ricorda di me.
Sono il ragazzo che era in stage presso XXXXXXX nello scorso agosto/settembre.”

Si tratta di un ragazzo che avevo conosciuto durante una trattativa per attività di Web Marketing con un’azienda della zona dove vivo.

Ricordo bene la situazione, anche perchè di tanto in tanto mi ricapita…

Azienda con un buon prodotto, con il titolare che è un “tecnico” (cioè quello che ha inventato il prodotto) che è un VERO ESPERTO del suo settore.

Appunto, del suo settore…ma di Web Marketing (e di marketing) non ne sa una mazza fionda!

E non sapendone una mazza fionda aveva pensato che prendere un giovane neolaureato in marketing, che magari smanetta col computer e che sui Social ci sa fare, tanto sò ggiovani e stanno tutto il giorno lì, potesse essere una buona idea per cominciare a sfruttare il web come strumento di acquisizione clienti.

E’ andata a finire come va a finire SEMPRE in questi casi: il ragazzo in quella azienda non ci lavora più e ieri sera mi ha scritto per chiedermi se potevo aver bisogno di lui.

Un FALLIMENTO. Un film già visto (e che temo, vedrò altre volte).

Perchè è successo questo?
Il ragazzo è forse “stupido” o “scansafatiche”?

In realtà non lo so perchè l’ho visto solo una volta in vita mia.

Tuttavia è molto più facile che il “fallimento” dell’esperimento non sia dovuto alle qualità del ragazzo, quanto al fatto che NON AVEVA UN MAESTRO da cui apprendere!

Se decidi di aprire un ristorante oggi, e non sai NIENTE di cucina, prenderesti come Chef un neodiplomato all’alberghiero?

No, evidentemente…

E cosa ti fa pensare che lo stesso approccio possa invece funzionare col Web Marketing?

Uno stagista può “funzionare” in un solo caso: se sai (BENE) cosa serve che faccia e se TU PER PRIMO sai FARE quello che serve.

E il discorso è molto semplice: se sei in grado di “insegnare” può funzionare.

Altrimenti PERDETE TEMPO (tu e il ragazzo).