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Strategia Web Marketing

La pubblicità di Taffo funziona o no?

Pubblicità Taffo
Puntuale come “Una Poltrona per Due” a Natale arriva la nuova discussione sull’ultimo post di Taffo, l’ormai famosa agenzia funebre di Roma (e dintorni), che stavolta ha preso di mira l’ultimo decreto riguardante la nuova chiusura delle discoteche.

Qui sotto ti metto lo screenshot del post in questione, che recita nel testo dell’immagine:

“Discoteche chiuse? No problem. Voi pensate alla musica, che le casse le portiamo noi”


Come spesso accade, s’è scatenata la faida tra chi pensa che:
– “Wow, sono genialih!!11!

e chi invece…

– “Si al massimo fa ridere ma NON serve a niente.”

Problema. Leggo tanti “secondo me” e pochissimi ragionamenti.

Consiglio numero 1: usate il cervello.
Usate il VOSTRO cervello. Cazzo!

Perché sia tra i “genialeh!” che tra i “non è a risposta diretta e quindi non serve” intravedo convinzioni preconfezionate, dettate da visioni “statiche” del marketing, visto come uno strumento che funziona SOLO in un modo valido per tutti.

Beh. Non è così.

Non esiste niente che nel marketing possa essere valido sempre e in tutti i casi. E non mi sento un genio a dire sta frase, anzi.

La seconda cosa che mi stupisce è la mancanza di dubbi e le imperanti certezze.

Mah… Sarò sbagliato io evidentemente, che ad ogni caso che mi si presenta davanti, sono li a pormi in continuazione domande.

Vabbè, torniamo al punto del post di oggi, che è questo: la pubblicità di Taffo funziona o no?

Per chi ancora non conoscesse Taffo, sappia che parliamo di un’agenzia di pompe funebri romana che da qualche anno fa Real Time Marketing dissacrante, partendo cioè da fatti di cronaca per fare una “vignetta” ironica sull’argomento, esattamente come quella riportata in basso a questo post.

Se visiti e scorri la loro pagina Facebook potrai trovarne decine.

Ma una pubblicità come questa può essere efficace per un’agenzia di pompe funebri? Questa strategia fa “vendere” di più?

Come sempre, per decifrare l’enigma ed arrivare alla risposta, bisogna tentare di capire qual è il processo di acquisto che porta le persone ad acquistare il servizio specifico.

Quand’è che le persone comprano un “funerale”?
E come fanno a scegliere l’agenzia a cui rivolgersi?

La risposta come sempre è DIPENDE.

Semplificando bisogna considerare:
– La città in questione (a Milano ci si comporta diversamente che a Rovigo),
– La morte, se accidentale o aspettata (per malati di lungo termine).

A seconda dei casi poi, le persone scelgono l’agenzia funebre partendo da due punti diversi:

a) Hanno un riferimento già in testa
…e quindi pensando ad un’agenzia funebre gli viene in mente un nome:

– o perché è un’agenzia di famiglia, a cui ci si è già rivolti in passato – o perché è l’agenzia famosa della città (ce n’è spesso una storica molto conosciuta, specie nei piccoli centri)

b) Non hanno un riferimento già in testa
….e quindi lo cercano:
– chiedendo a parenti/amici,
– cercando su Google,
– chiedendo consiglio in ospedale (meccanismo sfruttato a volte illegalmente).

Il nocciolo della questione è tutto qua: il RIFERIMENTO.

Il Grosso Problema di Marketing della “morte”

Perché nel caso specifico c’è un problema GROSSO a livello di marketing: la gente NON vuol sentire parlare di agenzie funebri se non ne ha bisogno.

Ho letto diversi commenti al post di Taffo che dicevano qualcosa tipo:

“La pubblicità non serve a niente perché non spiega perché dovrebbero sceglierli”

Ma a chi interessano i vantaggi/benefici di un’agenzia funebre?
Se non ne hai bisogno, di agenzie funebri non ne vuoi sentir parlare. PUNTO.

Anche quando ne hai bisogno, te ne frega una mazzafionda di conoscere i motivi per cui preferire l’una o l’altra agenzia: in quel momento hai subito un lutto.

Hai altro a cui pensare.

Non ti metti a valutare i pro e i contro di 3 – 4 offerte.
Speri che tutto vada bene e senza intoppi.
Il colpo di genio di Taffo
In questo senso quindi Taffo è riuscita in un’operazione che nessun altra agenzia funebre è riuscita agli stessi livelli: trovare un canale di comunicazione continuativo che gli permettesse di diventare un punto di riferimento nella testa del suo pubblico.

Taffo fa un tipo di comunicazione che può essere portato avanti nel tempo, senza stancare più di tanto.

Anche perché, se non fai le vignette satiriche, cosa ci fai con un’onoranza funebre?

Un blog? Per scrivere cosa? E che interessi a chi?

Cosa fai le Sales Letter? Che mandi a casa della gente per dire cosa? “I 7 rischi da evitare per il funerale di tuo padre”?

Oppure fai un webinar sui “5 segreti per seppellire il tuo caro senza intoppi (il 4 ti lascerà senza fiato)?

Dai va là, va là. Mi faccia il piacere.
Qualche obiezione che ho letto in giro, e non solo in questi giorni
– “E’ pubblicità creativa che non vende!”
E chi lo dice che non vende? Hai visto i bilanci? E se anche avessi visto un bilancio, da quando in qua i bilanci delle aziende italiane sono attendibili?

Al contrario, si sa per certo che:
  1. A Roma Taffo è conosciutissima (ergo è un riferimento nella testa del potenziale cliente) nonché “venda molto”,
  2. Le ricerche Brand su Google sono cresciute sensibilmente Come puoi vedere dallo screenshot di Google Trend qui sotto, le ricerche della parola “Taffo” su Google nel tempo sono cresciute sensibilmente.

    La gente li conosce di più, il Brand è più conosciuto. E’ quindi una conferma del punto 1) e di quanto abbia accresciuto nel tempo il suo essere un riferimento.

– E’ dissacrante e prende in giro le persone che soffronoh!1!
E’ ironia.
E’ humor.
Black humor.

Non vogliono urtare la sensibilità di nessuno.
A volte hanno esagerato e sono usciti dal seminato, ma di certo non è quello l’intento.

E comunque ci sta che a qualcuno non piacciano: ma il problema non è quello. A moltissimi altri piacciono da morire.

C’è da preoccuparsi (e molto) quando la gente rimane indifferente alla tua comunicazione. Se reagisce, anche se qualcuno si incazza, ci sta.

Inoltre questa loro scelta comunicativa numerosissime volte gli ha permesso di essere ripresi da testate giornalistiche.

Le PR funzionano. O no?
Ed anche a guardare i loro contenuti social, hanno migliaia di interazioni.

Non che coi like si riempia il conto in banca, sia chiaro.
Ma migliaia di interazioni sono o no è un risultato da tenere in considerazione?

SI, assolutamente.
CONCLUSIONE 
Tutte le considerazioni sopra riportate mi hanno convinto da tempo che la strategia Social di Taffo sia vincente.

Hanno trovato un modo di comunicare diverso e sostenibile nel tempo che gli permette di “costruire” il loro brand nella testa del pubblico potenziale.

In un settore che oggettivamente è differente e non permette di fare marketing in maniera normale.
Chapeau
ATTENZIONE: Don’t do this at home!!!! 

Te lo scrivo IN MAIUSCOLO: se lo fai tu FAI UNA CAZZATA CLAMOROSA.

Se hai un negozio, fai il commercialista, hai un’azienda manifatturiera e ti metti a fare le vignette satiriche NON hai capito un cacchio.

E’ come se a vedere il wrestling ti metti a saltare dal tavolo sul collo di tua moglie col ginocchio: non è una grande idea.

Quel tipo di marketing va bene per Taffo perché, come ho detto prima:

  • hanno poche possibilità di fare un marketing normale,
  • sono stati i primi a farlo con successo (e chiunque tenti di copiarli risulterebbe inevitabilmente la brutta copia),
  • sono oggettivamente bravissimi a farlo (e la qualità dell’esecuzione non è MAI un dettaglio)

Fammi sapere nei commenti se il post t’è piaciuto. 😉

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14 Commenti

  1. Francesco

    Piuttosto che rivolgermi a Taffo, mi faccio sciogliere nell’acido. Pubblicità vergognosa.

  2. Saverio Gpallav

    Non lo trovo del tutto esauriente. A mio avviso il punto non sta nel divertimento che una pubblicità del genere può ingenerare in persone che la morte la vedono lontano o in qualcuno molto autoironico che è a un passo dalla fossa e neppure nel fastidio ingenerato in chi sta per perdere persone care o intravvede il proprio funerale. Il punto è capire se al momento dell’evento luttuoso i parenti del caro estinto si rivolgerebbero a chi sulla morte ci scherza oltre a farci affari o se invece, proprio ricordandosi della esilarante pubblicità, lo escluderebbero a priori proprio per il contrasto con il loro stato d’animo a seguito della morte del congiunto. C’è da scommettere che tanto più la perdita provoca dolore tanto meno chi organizza il funerale è disponibile a rivolgersi al beccamorto ridanciano. Al contrario se il defunto non lascia chissà quali lacrime chi si deve far carico del funerale penserà al primo nome utile e in tal caso la notorietà del nome tornerà utile al beccamorto Tanfo.

  3. elisabetta lucchetta

    Complimenti ! Interessante, illuminante e, per me, digiuna di strategie di marketing, persino stupefacente.

  4. Valerio

    concordo su tutto,ottima lettura da parte tua.

  5. paolo

    Direi che non sono morto dal ridere, quindi non funziona, non sarò un vostro prossimo cliente!!! Però apprezzo tantissimo il vostro modo di trattare la morte, con un pizzico di ironia, tanto non si scappa (come alla cacca)!!!

  6. Carlo De Giorgi

    E’ esattamente chiaro il motivo che spinge un Agenzia come Taffo a fare quel tipo di Marketing. Ho trovato divertente trovare nella lettura molti passaggi che avevo gia afferrato, e che condivido.
    Grazie della Lettura, come al solito ottime riflessioni, sei un riferimento garantito.
    Grande Gianpaolo 🙂

  7. Rino Maneo

    Purtroppo, per noi italici, l’argomento della morte & affini costituisce un tabù.
    Per fortuna è ancora in circolazione il GENIO che dei tabù, onestamente, non sa che farsene.
    Pertanto estendo i miei più VIVI e sinceri complimenti all’Autore delle straordinarie vignette della Impresa funebre Taffo.
    Ci rido di gusto anche pensando che … in Turchia questa forma di pubblicità non sarebbe assolutamente consentita .

  8. Massimiliano

    Se capissimo lo humor nero saremmo inglesi ma siccome siamo italiani, quando pensiamo alla morte facciamo le corna ….

    L’impresario del funerale di mia zia, cui in vita volevamo davvero bene, ci disse che quel funerale a lui era sembrato una comunione o un battesimo, ecco questo dovrebbe essere il senso esatto del passaggio, del rito de defunti e quindi, se così fosse, anche noi italiani potremmo accettare l’ironia di Taffo (che ha sdoganato le pubblicità delle agenzie funebri, di solito piatti annunci di costi bassi, raramente confermati nei fatti) e il fatto che – atteso che i morti si onorano da vivi – i riti dei defunti sono riti per i vivi (per dirla con il grande Foscolo, “Dal dì che nozze, tribunali ed are dier l’umane belve l’esser pietose di sè e d’altrui”) ci si può anche mettere un po’ di ironia che avrebbe fatto piacere al defunto, in vita.
    A parte la riflessione foscoliana, concordo a pieno con l’analisi di marketing.

  9. angelo Zuzzerellone

    Il tuo articolo mi e’ piaciuto nella sostanza, e sono d’accordo con te la pubblicita’ satirica taffo funziona. Pero’ ti sei dimenticato di esaminare un aspetto, ovvero di coloro che apprezzano la pubblicita’ ma poi nel momento del bisogno non scelgono Taffo perche’ … e’ un azienda che fa ridere, non consona al momento! Poi un consiglio personale, cambia linguaggio! Sei bravissimo nell ‘analisi non renderla “simpatica” utilizzando il gergo romanesco o il “giovanile”. Altrimenti cadi nella trappola della quale tu stesso parli e metti in guardia su chi volesse imitare Taffo.

  10. Arkatso Tataki

    Leggo adesso, a distanza d’un anno dal post originale. Sono un pubblicitario e mi sono anche beccato delle reprimende dal grand giurì (per molto meno di quel che fa taffo) perciò parlo con cognizione e NON sono certo uno che si sottrae alla provocazione. Ma sono in totale disaccordo con l’autore dell’articolo. taffo è l’equivalente di un freak: si guarda la sua pubblicità con il morboso interesse con cui i curiosi si fermano a guardare gli incidenti stradali, sperando di avere qualcosa di orrido da raccontare agli amici. “Vediamo cosa si inventa taffo per farci rabbrividire”. È il gusto dell’orrido già coltivato dai film exploitation anni 70 (Cannibal Holocaust, Mondo Cane etc.) diventato nel tempo mainstream con i video analoghi di Y.T. È un segnale del’allontanamento del “sacro” dalla vita occidentale (in oriente lontano e medio, per queste cose, taffo sarebbe già finito in uno dei suoi cofanetti di pregiata essenza) e della deriva finto-cinica che pervade le nostre società giunte oltre l’opulenza del superfluo (e lo dice un pubblicitario!). taffo si presta ad una dissacrazione dei sentimenti basilari dell’essere umano ridicolizzando uno dei passaggi più significativi della vita (di chi resta). Certamente fa parlare di sè e certamente sarà un nome che viene subito in mente al momento del triste bisogno; quindi, da pubblicitario, sono pronto a scommettere che una marea di consumatori (consumatori , per me, è il termine più dispregiativo che possa usare) non collegheranno il neurone ma lasceranno correre l’indice (il pollice ancora non l’hanno sviluppato) sulla tasiera e chiameranno il PRIMO nome che gli viene in mente. E l’avvoltoio calerà, a fare ciò che la natura lo ha creato. Va benissimo per selvaggi neolitici delle grandi pianure, in comunione con il grande spirito; un po’ meno per una cilviltà complessa e strutturata come era quella occidentale. Ma, appunto: era. Di sicuro, nessuno della mia famiglia sarà sfiorato da mani taffe.

  11. luisa Grosser

    Taffo mi piace da morire!!!

  12. Stefano

    Trovo la pubblicità geniale. Sfugge a tanti che la pubblicità di Taffo non è indirizzata a chi ha appena subito un lutto, ma a chi, mentre legge la vignetta, in quel momento non pensa affatto a un lutto. E poi personalmente mi piace questo irridere la morte, e il riderci sopra. Lo trovo intelligente e anche molto laico, cosa che, in una cultura cattolica come quella italiana, dove soffrire è bello, dal mio punto di vista è una ventata di intelligenza. Io ho subito un lutto di recente, e non ho esistato un secondo a chiamare Taffo. Che peraltro si è mostrato estremamente professionale e efficiente.

  13. Licia

    Ottimo articolo, secondo me hai centrato il punto.
    Con me funziona alla grande. Mi dispiace di essere fuori zona e non potermi rivolgere a loro… Evidentemente dato che funziona e va avanti c’è molta più gente con il buon senso di rendersi conto che della morte si può e si deve parlare, e non c’è modo migliore di esorcizzarne la paura con un po’ d’ironia.

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