Tratto da una storia vera

Qualche giorno fa ho parlato con Luca, un ragazzo che di lavoro fa il Social Media Manager.
Inevitabilmente, parlando del più e del meno, le chiacchere sono finite sull’ambito lavorativo.

Mi ha raccontato come svolge la sua attività nell’agenzia in cui lavora, come gestisce le campagne per i loro clienti. Quali obiettivi si pongono e quali risultati raggiungono.

Questo è quello che è venuto fuori dalla sua “confessione”.

Confessioni di un Social Media Manager

1) Io: “Come scegli il tipo di campagna da fare tra quelle che Facebook mette a disposizione?”

Luca: “Dipende da quello che ci chiede il nostro cliente. Ad esempio, per quest’azienda che si occupa della vendita di un prodotto B2B, abbiamo scelto la campagna “Traffico al sito”, perché il cliente ci ha chiesto di aumentare il traffico su questa pagina del loro sito (e mi mostra la pagina su cui atterravano gli utenti che cliccavano le sponsorizzate di Facebook).”


2)  Io: “Come decidi quale contenuto scrivere nei post da sponsorizzare?”

Luca:
“Beh, quello che facciamo di solito è redigere un piano editoriale che comprende la pubblicazione di un paio di post a settimana (ma dipende dal cliente) che scriviamo noi e pubblichiamo sulla pagina del cliente. Poi tra quelli che pubblichiamo decidiamo quale sponsorizzare….”


3)  Io: “Ma scrivete voi i contenuti anche quando si tratta di argomenti molto “tecnici” come nel caso che mi stai mostrando?”

Luca:
“Si, di solito ci occupiamo noi della scrittura dei contenuti. Anzi, il mio ruolo principale all’interno dello staff è proprio quello della creazione di contenuti.”


4) Io: “Scusa Luca, a che servono questi post “emozionali”? Con quale obiettivo li pubblicate?

Luca: “Per creare post-engagement, ovviamente…ad esempio puoi vedere questo post quanti Like ha ottenuto…(mi mostra un post con qualche centinaio di Like).”


5) Io: “Luca perdonami, ma per questo cliente, che si occupa di B2B in una nicchia così specifica, perché si è deciso di usare Facebook in maniera così spinta e non si è pensato a qualche altra azione, come ad esempio usare Linkedin al posto di Facebook?”

Luca:
“No no, gli è stato venduto anche Linkedin, ma nel pacchetto c’era anche Facebook.”


6) Io: “Quali obiettivi vi date con i clienti? E nel caso che mi hai mostrato, quali risultati sono stati raggiunti?”

Luca:
“Come ti dicevo prima, l’obiettivo lo sceglie il cliente. Molto spesso ci viene chiesto di portare traffico al sito, ma facciamo spesso anche lead generation. Con quel cliente B2B che ti ho mostrato ad esempio, abbiamo raccolto se non ricordo male circa 250 lead (ovvero nome e email di utenti che hanno scaricato i video report).”


7) Io: “Per curiosità Luca, ma considerata la nicchia b2b di questo cliente, avete verificato che i lead raccolti fossero in target oppure no?”

Luca: “Si certo. Spesso verifico personalmente…e nel caso specifico ho avuto anche conferma dal cliente: il 15% dei lead raccolti erano in target.”

Mi fermo qui.
La chiacchierata con Luca è andata avanti ma quello che ho scritto finora è sufficiente.
Anche perché ti ho scritto solo quello che mi ha risposto lui. Non quello che ho ribattuto io alle sue risposte.

Cioè questo ⬇

Svelato come le Web Agency se ne sbattono altamente dei tuoi risultati (quelli veri), mettendo alla gestione delle tue campagne Social ragazzini inesperti a cui NON insegnano come portarti VENDITE.

1) Io: “Come scegli il tipo di campagna da fare tra quelle che Facebook mette a disposizione?”

Luca: “Dipende da quello che ci chiede il nostro cliente. Ad esempio, per quest’azienda che si occupa della vendita di un prodotto B2B, abbiamo scelto la campagna “Traffico al sito”, perché il cliente ci ha chiesto di aumentare il traffico su questa pagina del loro sito (e mi mostra la pagina su cui atterravano gli utenti che cliccavano le sponsorizzate di Facebook).”

Mia risposta:
“Ma scusa Luca, in agenzia non vi ponete il dubbio che il “traffico al sito” NON possa essere considerato un risultato? E poi hai visto che la pagina su cui fate atterrare gli utenti fa cagare?

Quella pagina è completamente inadatta a condurre l’utente verso qualsiasi azione (nel caso specifico avrebbe dovuto richiedere informazioni per diventare rivenditore):
– Il testo è completamente inadatto,
– La navigazione è confusa,
– Il form per la richiesta di informazioni è in un’altra pagina, molto confusa anche quella…

Così fate fatica a raccogliere risultati.

(Luca annuisce, capendo gli errori…)


2)  Io: “Come decidi quale contenuto scrivere nei post da sponsorizzare?”

Luca: “Beh, quello che facciamo di solito è redigere un piano editoriale che comprende la pubblicazione di un paio di post a settimana (ma dipende dal cliente) che scriviamo noi e pubblichiamo sulla pagina del cliente. Poi tra quelli che pubblichiamo decidiamo quale sponsorizzare…”

Mia risposta:
Ma Luca, trovi che sia sensato avete questi “pacchetti pronti” uguali per tutti? Cioè, come fai a trattare allo stesso modo uno che ha un negozio di scarpe locale che vende al privato (B2C) con uno che vende un prodotto molto tecnico, solo alle aziende (B2B) e in tutta Europa?

Non credi che sia un tantinello azzardato questo approccio?
(Luca annuisce, capendo gli errori…)


3)  Io: “Ma scrivete voi i contenuti anche quando si tratta di argomenti molto “tecnici” come nel caso che mi stai mostrando?”

Luca: “Si, di solito ci occupiamo noi della scrittura dei contenuti. Anzi, il mio ruolo principale all’interno dello staff è proprio quello della creazione di contenuti.”

Mia risposta:
“Luca perdonami ma tu che ne sai? Sei esperto di quello che vende questo cliente? Oppure lo hai intervistato lungamente prima di scrivere per raccogliere informazioni più approfondite sul suo business?

Perché perdonami, ma quei post che hai scritto sono una robetta moscia moscia…
Con quei testi non convinci nessuno, oltre al fatto che accenni solo alle caratteristiche tecniche del prodotto senza spiegare in nessun modo quale beneficio porta il prodotto, quali problemi risolve.

T’hanno fatto studiare qualcosa di copy? No, vero?
(Luca annuisce, capendo gli errori…)


4) Io: “Scusa Luca, a che servono questi post “emozionali”? Con quale obiettivo li pubblicate?”

Luca:Per creare post-engagement, ovviamente…ad esempio puoi vedere questo post quanti Like ha ottenuto…(mi mostra un post con qualche centinaio di Like.”

Mia risposta:
“Luca, sembra che ce l’ho con te, devi scusarmi…
Ma che minchia se ne fa il cliente del post-engagement? Vende un prodotto tecnico per le imprese, che senso ha avere i “like” come obiettivo?

E poi guarda qua…(dico controllando i profili degli utenti che hanno messo like a quel post).
Vi siete accorti che metà dei like che avete raccolto sono di rumeni e persone di colore?
Non per razzismo, ma ti pare che sta signora rumena ultrasessantenne con la foto nella madonna nel profilo di Facebook possa essere un utente in target per il prodotto B2B del tuo cliente?

(Luca annuisce, capendo gli errori…)


5) Io: “Luca perdonami, ma per questo cliente, che si occupa di B2B in una nicchia così specifica, perché si è deciso di usare Facebook in maniera così spinta e non si è pensato a qualche altra azione, come ad esempio usare Linkedin al posto di Facebook?”

Luca: “No no, gli è stato venduto anche Linkedin, ma nel pacchetto c’era anche Facebook.”

Mia risposta:
Ma come il pacchetto con Facebook? E che è la spesa alla Coop?
Se per quel cliente Facebook non è uno strumento adatto, che senso ha utilizzarlo?
Banalmente, se gli avete già proposto anche Linkedin, non gli si poteva consigliare di dirottare tutto il suo budget su quello strumento, che si presenta più adatto alla situazione?

Ah già, che stupido, così non ci avreste guadagnato per il servizio di Facebook.

(Luca annuisce, capendo gli errori…)


6) Io: “Quali obiettivi vi date con i clienti? E nel caso che mi hai mostrato, quali risultati sono stati raggiunti?”

Luca: “Come ti dicevo prima, l’obiettivo lo sceglie il cliente. Molto spesso ci viene chiesto di portare traffico al sito, ma facciamo spesso anche lead generation. Con quel cliente B2B che ti ho mostrato ad esempio, abbiamo raccolto se non ricordo male circa 250 lead (ovvero nome e email di utenti che hanno scaricato i video report).”

Mia risposta:
Te lo dicevo già prima Luca…col traffico al sito non si pagano gli stipendi.
E se un cliente chiede quello come obiettivo, gli si DEVE spiegare che è un obiettivo sbagliato.

Anche se dubito che un’azienda possa porsi quello come risultato…
Vabbè, almeno avete fatto lead genaration…

(vedi mia risposta successiva)


7) Io: “Per curiosità Luca, ma considerata la nicchia b2b di questo cliente, avete verificato che i lead raccolti con Facebook fossero in target oppure no?”

Luca: “Si certo. Spesso verifico personalmente…e nel caso specifico ho avuto anche conferma dal cliente: il 15% dei lead raccolti erano in target.”

Mia risposta:
😱 😱 😱
Ma come il 15% di lead in target?

Che già stiamo parlando di lead, quindi di email sostanzialmente, quindi ancora NON di un vero risultato in termini di fatturato.

Se solo il 15% è in target è un DISASTRO totale.
Ma come caspita gli viene in mente ai tuoi capi di fare lavori di questo tipo….

Cioè questo cliente spende soldi per avere dei lead, e poi ogni 100 che ne arrivano solo 15 sono dei suoi potenziali clienti?

Annamo bene….

L’AMARA verità dietro questa confessione

Luca ha ZERO colpe.
E’ un ragazzo giovane, con poca esperienza, e svolge il suo lavoro con passione.
Una passione che gli vedevo dagli occhi e che non è facile trovare in giro.

Lui ha ZERO colpe.
Fa quello che gli dicono di fare, e quello che gli hanno insegnato a fare.
Non poteva fare diversamente.

Ed io mi sono sentito un FESSO.
Eh già…

Perché quando capita di non riuscire a raggiungere tutti gli obiettivi che ci si è prefissati in una campagna, il mio pensiero fisso sta su quello…

Stresso i miei ragazzi per cercare di trovare una soluzione che porti risultati.
Quelli veri, le VENDITE e il FATTURATO, che sono l’unico risultato che può interessare un’azienda che investe in Web Marketing.

E poi ci sono agenzie come questa (che è pure bella grossa) che se ne fotte altamente dei risultati VERI.
Perché se metti dei ragazzini con poca esperienza e gli dici di gestire in quel modo le campagne, non ci sono altre spiegazioni…te ne FOTTI dei tuoi clienti.

Lo so bene che è più facile trovare dei ragazzini che smanettano su Facebook e che scrivono sulle pagine dei clienti, invece che sbattersi per formare i clienti su come scrivere i contenuti  o trovare dei copywriter bravi che possano scrivere testi all’altezza della situazione.

Lo so bene che è più facile avere il “traffico al sito” come obiettivo che anche se metti una scimmia al pc, lo raggiungi di sicuro…

…e che invece studiare come fare a portare fatturato ai clienti è dannatamente più faticoso.

Ma CAZZO, non ci sono alternative. Il nostro lavoro a questo deve servire: a portare RISULTATI veri.
Ogni azione e decisione deve essere presa in quel senso. E dobbiamo sentirci RESPONSABILI del nostro lavoro.

Conclusione

Ovviamente non sono tutti messi così. Conosco un sacco di colleghi che si occupano di Web Marketing che sono professionisti ESEMPLARI e dotati di capacità enormi e che portano tanti risultati ai loro clienti.

Ma c’è ancora una pletora di cazzari la fuori che se ne sbattono dei tuoi risultati (anche se ovviamente fingono il contrario). Occhio a chi ti affidi….

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