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Social Media Marketing

Come trattare gli Haters su Facebook senza sputare bile dal nervoso e ricavandone (a volte) anche un vantaggio.

Come trattare gli haters

La gente non ha niente da fare e rompe le palle!
Ho pensato a modi alternativi di scriverlo per essere meno scurrile, ma i rompipalle tali sono.

Se scrivi fastidiosi non rende.
E quando ti succede li chiami rompipalle.

Online succede spesso:

Se sei attivo, se hai un blog, un canale Youtube nel quale pubblichi video con costanza, se sponsorizzi su Facebook i tuoi contenuti, incappare nei rompipalle è solo questione di tempo.

Non avere il dubbio o la speranza che a te non possa succedere. Succederà. Prima o poi arriverà il rompipalle di turno che troverà il modo di criticarti più o meno ferocemente.

E in quel momento scoprirai chi sono gli Haters:

Hater è un sostantivo che deriva dall’inglese to hate, odiare. È spesso utilizzato per indicare coloro che “odiano” personaggi di particolare fama, quali cantanti, youtuber, attori e musicisti. [cit. Wikipedia ].

Nell’articolo di oggi ti parlo di come IO ti consiglio di trattare il problema.
Non ho studiato un corso di un guru americano.
Non ho letto un libro dedicato all’argomento.

Ho un po’ di esperienza sul campo. Ho sbagliato. E credo di aver imparato dai miei errori, ed oggi posso tranquillamente dire di non aver più problema con gli hater che so abbastanza bene come gestire.

Quindi quello che leggerai in quest’articolo è frutto della mia esperienza e sono mie opinioni e consigli personali su come trattare il fenomeno, non rimanerne schiacciati e a volte trarne addirittura un vantaggio.

Buona lettura.
😉

Come trattare gli Haters su Facebook senza sputare bile dal nervoso e ricavandone (a volte) anche un vantaggio.

1. Assicurati di non aver fatto una ca@@@ta

Primo importante consiglio che mi sento di darti è un’autoanalisi che DEVI fare prima di procedere con qualsiasi altra azione. Se cominci a ricevere commenti offensivi o critici nei tuoi confronti rispetto a un contenuto che hai pubblicato potrebbe effettivamente essere sintomo del fatto che hai commesso un errore.

Magari hai fatto una cazzata. Succede a tutti.
Chi non fa non sbaglia.
E’ successo anche a me.
Ad esempio tempo fa ho scritto un articolo su questo blog che parlava di un caso di un cliente che aveva avuto un crollo del traffico del sito.

Nel momento in cui scrissi l’articolo, pensando all’immagine da utilizzare e pensando al concetto di “crollo”, la prima immagine che mi venne in mente fu il crollo delle torri gemelle.

Andai su Google e cercai quindi una foto da utilizzare riguardante le torri gemelle e ne scelsi una tipo quella qui sotto:

come rispondere agli haters
Appena pubblicato l’articolo e diffuso sui social cominciai a ricevere commenti negativi del tipo:


Chiaramente non era AFFATTO mia intenzione fare riferimento alle povere vittime di quel disastro: in quell’articolo parlavo di traffico di siti web, niente di più lontano dall’argomento terrorismo.

La mia prima reazione di pancia fu quella di pensare “ma cacchio, che c’entrano i morti? In quale modo potrei risultare irrispettoso parlando di siti web?…”

Non l’avevo presa bene. Ma SBAGLIAVO.
Non c’entra quello che pensiamo noi. Dovremmo riuscire a prevedere quello che pensa la gente.
Quello che pensano gli utenti a cui arriva il nostro messaggio.
In quel caso arrivava il messaggio che “l’immagine usata era SBAGLIATA”. Facevo riferimento a un fatto di cronaca e questo infastidiva le persone.

Avevo fatto una cazzata.
Non ho attaccato chi commentava. Non ho cercato di difendermi ad oltranza.

Ho ammesso l’errore e cambiato l’immagine (a questo link l’articolo in questione).

Allo stesso modo devi comportarti quando capita a te.

Stai ricevendo commenti negativi alle tue inserzioni? Non è che per caso hai fatto una ca@@@ta anche tu?

Prova ad astrarti dalla tua posizione, chiedi consiglio a tuoi colleghi e/o conoscenti e cerca di essere obiettivo: se hai commesso un errore nessun problema.

Torna indietro. Chiedi scusa. E impara dall’errore per non ripeterlo.

2. Respira. E conta fino a 100

Purtroppo però le critiche non vengono solo quando commettiamo un errore.
Fosse così avremmo la speranza che, imparando dai nostri errori evitiamo di ripeterli azzerando quindi le critiche. E no.

Non funziona così. Le critiche le avrai lo stesso.
Gli hater so fatti apposta. Devono criticare.
Sennò non stanno bene. Gli prudono le mani. Devono farlo.

E quando ricevi le critiche, a seconda del tuo carattere e della tua indole, reagisci in due modi:

  1. Ti sale il sangue al cervello, vedi rosso, e cominci a caricare come un toro in una corrida, sputando fiamme dalla tastiera e rispondendo a tutti gli hater in maniera aggressiva,
  2. Ti prende l’ansia, ti senti attaccato, non sai più che fare e cancelli tutto o peggio cominci a scusarti.

EVITA entrambi gli approcci. E respira.
Conta fino a 100, fai sbollire rabbia o ansia, e ragiona con lucidità.
E ricorda i punti seguenti prima di agire.

3. AGISCI in uno di questi 3 modi

a) Usa la tattica “dell’amore contro l’odio”

Una delle tattiche che puoi usare è quella di rispondere con cortesia e precisione ad una critica.
La “tattica dell’amore” la chiamo io.

Ad esempio ho un cliente che usa questa tattica, Giuseppe Tringali di Bastamuffa.com.

Giuseppe ha ideato un sistema per combattere ed eliminare definitivamente la muffa, e promuove anche su Facebook la sua attività.

Ovviamente non passa giorno nel quale non ci sia qualcuno che commenta i suoi post criticando questo o quello, proponendo soluzioni fantasiose al problema della muffa, ecc ecc…

Bene, Giuseppe molto spesso risponde a queste critiche e/o commenti facendo addirittura un video (vedi immagine sotto tratta da questo post).

 In questi video Giuseppe non attacca l’hater, ma risponde ai suoi dubbi con estrema gentilezza (che lo contraddistingue come persona) e cercando di far passare il suo punto di vista e spiegare le sue ragioni.

Questo approccio ha un doppio effetto:

  • Spiazza l’hater che non si aspetta una risposta gentile e lo smorza li, evitando che monti la polemica,
  • Dimostra a tutti gli altri utenti che dietro a quella sponsorizzata c’è un’azienda, ci sono delle persone che sono pronte a rispondere. E questo alla lunga, aumenta la fiducia nei confronti del brand.

Il contro di questa tattica è che diventa un lavoro: se devi farlo con tutti rischi in breve tempo di passare molto tempo della giornata a rispondere a questa gente. E il tempo spesso non lo si ha.

Ci sono poi alcuni commenti a cui questa tattica non può essere applicata, come quelli esclusivamente offensivi che non pongono domande o dubbi ma hanno il solo scopo di “insultare”.

Consiglio personale:
Se è vero che non si può usare sempre la “tattica dell’amore”, non è detto che non si possa usare ogni tanto. Quindi usala quando hai tempo e/o pensi sia la situazione giusta.


b) Elimina e Blocca, Elimina e Blocca, Elimina e Blocca

La seconda tattica che puoi usare è anche la mia preferita: elimina e blocca.

Quando trovi l’hater di turno che ti scrive una ca@@@ta sotto ad un tuo post non star li a perdere tempo.

ELIMINA IL COMMENTO E BLOCCA L’UTENTE.

Elimini il commento per evitare che altri lo vedano.
Blocchi l’utente per evitare che continui a vedere la tua pagina, i tuoi contenuti e le tue sponsorizzate (per le quali PAGHI).

A qualcuno potrebbe sembrare una pratica “vigliacca” quello dell’Elimina e Blocca.
Esticazzi.

La gente lavora. Gli hater hanno tempo da perdere.
Cosa vorrai stare a rispondere a tutti gli imbecilli che popolano il pianeta?

Il tempo è PREZIOSO. Non bisogna sprecarlo. Non con gli imbecilli.

Invece Elimini, Blocchi, e in pochi secondi è tutto ok.


c) Sfrutta a tuo vantaggio la critica dell’hater

Anche questa è una tattica che mi piace moltissimo.

E che cerco di usare ogni volta che mi capita l’occasione.
Te la spiego con un esempio.

Qualche settimana fa pubblico sul mio profilo un articolo nel quale spiego (nei dettagli) perchè a mio parere un negozio di articoli sportivi di Padova NON doveva spendere gli unici € 3.000 di budget che aveva per l’online per fare il sito internet, ma che avrebbe dovuto usarli per fare altro (una campagna Facebook nell’esempio specifico).

Il primo commento che ricevo al post è quello qui sotto:

Lo incollo qui nuovamente. Il tipo mi scrive:

“Mi pare evidente leggendo cio che scrivi che tu di siti internet non ci capisca molto. Ma tranquillo, non sei l’unico in questa corte dei miracoli di esperti di marketing improvvisati.”

 Cioè l’amico mi dava dell’incompetente, senza sforzarsi però di spiegare perché secondo lui ero incompetente.

Diceva che io non conosco l’argomento, senza però fornire una soluzione alternativa rispetto a quella che io proponevo nel caso specifico.

In situazioni così io ci vado a nozze. E consiglio di farlo anche a te.
In prima battuta ho semplicemente chiesto informazioni, chiedevo al mio caro hater (che nel caso specifico è un concorrente) di spiegarmi perché secondo lui sbagliavo, fornendo una sua soluzione. Un’indicazione sul caso specifico.

Te la faccio breve.
Siamo andati avanti per un po’. Il tipo NON è stato in grado di fornire alcuna spiegazione convincente circa la mia incompetenza né è stato in grado di proporre una soluzione alternativa a quella da me proposta.

Risultato: alla fine lui ha fatto la figura del fesso, ed è stato anche preso in giro da diversi utenti miei amici su Facebook.

E quando, come in questo caso, l’hater è un CONCORRENTE, allora il messaggio “subliminale” che passa è che il vero incompetente è lui e tu invece ti distingui.

😉

4. In caso di ShitStorm DISATTIVA le recensioni.

“Storm” in inglese significa “tempesta”, “Shit” significa “merda”.

Per ShitStorm nel linguaggio dei social network si intende quindi una “tempesta di m…a” che investe un’azienda in casi in cui per qualche motivo nasce una polemica virale.

Ad esempio ricordo bene il caso del ristorante vegano di Brindisi “Piovono Zucchine” e dello shitstorm che lo ha colpito tempo fa, più o meno nell’autunno 2016.

In pratica succede che per qualche motivo, sulla pagina Facebook di questo ristorante viene pubblicato un post con un immagine che fa riferimento al terremoto dell’Abruzzo dell’estate precedente e propone uno slogan “Dolcetto o Terremoto?” (in quest’articolo trovi i riferimenti al caso).

La scelta di quel post è stata senza ombra di dubbio PESSIMA.
E’ stato fatto un errore CLAMOROSO.

Ma mi metto nei panni dei ristoratori e provo ad immaginare la situazione.
Piccolo ristorante di provincia, titolari che (come il 99% dei ristoratori) non hanno competenze di comunicazione e che magari si sono affidati ad un giovane ragazzo/a della zona per seguirgli la pagina Facebook.

A sto giovanotto di belle speranze gli viene la “brillante” idea di postare quella minchiata e succede il finimondo.

Ora, possiamo davvero pensare che queste persone volessero lucrare sui morti dell’Abruzzo?

Io non li conosco, non posso dirlo. Ma ne dubito altamente.
Hanno solo commesso una GROSSA ingenuità.

Peccato però che dalla messa online di quel post, centinaia di utenti abbiano ben pensato che per aver visto quell’immagine, avevano il diritto di andare a lasciare una recensione negativa sulla pagina Facebook del ristorante.

Recensioni negative che sono state CENTINAIA.
E la pagina di quel ristorante che prima di quel momento aveva SOLO recensioni positivissime (lo ricordo come fosse ieri) s’è ritrovata la REPUTAZIONE ROVINATA in poche ore.

Io NON lo trovo giusto.
Le recensioni ad un ristorante vanno date sull’esperienza nel locale.
NON per un post su Facebook.

Oggi la pagina di quel locale ha la sezione recensioni disattivata e non visibile, perché le recensioni NON possono essere cancellate e tutto il lavoro che gli aveva portati a raccogliere quelle positive è finito nel bidone.

Se capita a te, puoi fare in tempo ad evitarlo. Le recensioni possono ESSERE DISABILITATE, aspetti che passi la tempesta, e quando è tornata la calma le “riaccendi” senza che nel frattempo hai perso le vecchie recensioni ottenute.

CONSIGLIO VIVISSIMO:
A questo link viene spiegato come disattivare le recensioni. ALLENATI a farlo (è facilissimo) sia da pc che da cellulare.

Perché non succede, ma se succede che ti serve, devi saperlo fare SUBITO.

Due Riflessioni Finali sulla questione Haters

1) Se NON hai Haters (forse) sei troppo “MOSCIO”

L’arrivo degli haters è spesso sintomo di successo.

Se arrivano le critiche potrebbe essere il segnale che:

  • Stai dando “fastidio” a dei concorrenti. Che hanno paura di te. E quindi sei sulla strada giusta,
  • Stai comunicando in maniera da polarizzare l’attenzione. Il politically correct è noioso. Non attira l’attenzione. Ed è poco efficace.
    Se non “attacchi” mai non segni. E se non hai haters forse non stai osando abbastanza nella tua comunicazione.

ATTENZIONE:
Questo punto viene a volte frainteso. Il fatto che se non si ha haters vuol dire che non si sta avendo successo NON significa che quindi devi diventare un molestatore.

Non è che per farti dei nemici devi girare sui social insultando a destra e sinistra: saresti un fesso.

Gli haters te li procuri se non hai paura (ad esempio) di scoperchiare i “tabù” del tuo settore, o anche semplicemente esponendoti e comunicando nel modo giusto.

NON diventare un bullo.


2) “Non guardare il muro. La tua macchina va dove guardano i tuoi occhi” [cit. Mario Andretti]

Mario Andretti è stato uno dei più grandi piloti automobilistici della storia americana.
In un’intervista, alla domanda “Cosa consiglieresti di fare ai giovani piloti?” rispose.

“Non guardare il muro. La tua macchina va dove guardano i tuoi occhi”.

 Il muro a cui faceva riferimento era quello dei circuiti di gara, e sosteneva che se guardavi il muro preoccupato di andarci a sbattere, alla fine ti ci schiantavi.

Allo stesso modo NON FARTI DISTRARRE O TURBARE dagli haters.

Il tuo obiettivo sono i tuoi clienti. La tua azienda. I tuoi collaboratori.
Non farti distrarre da queste testucce di minchia.

Sprecheresti il tuo tempo.
Tradiresti i tuoi obiettivi.
E gliela daresti vinta.

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2 Commenti

  1. Natacha Luise

    Buongiorno. Trovo il suo articolo estremamente interessante. Le spiegazioni sono semplici e garbate. Mi saranno molto utili. Grazie. Natacha.

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